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Il gatto è un animale caratterizzato da una socialità definita “facoltativa” a differenza dell’essere umano che concepisce la comunità come fondamentale ed essenziale. Il piccolo felino, quindi, è capace di vivere in modo solitario o formare gruppi sociali stabili con altri gatti. Grazie alla domesticazione e all’interazione con noi, questo animale ha acquisito un’importante plasticità comportamentale e si è adattato a condividere lo spazio abitativo anche con specie differenti.

I primi novanta giorni dopo la nascita sono molto importanti per lo sviluppo comportamentale del gattino; in questo periodo il piccolo deve realizzare alcune esperienze “di base” che gli permettono di acquisire capacità che saranno perfezionate e migliorate durante tutta la vita. Parallelamente a un corretto sviluppo del sistema nervoso, un ambiente di vita ricco di differenti stimoli (uditivi, visivi, olfattivi, tattili e gustativi) e la presenza della mamma (che svolge non solo un ruolo educativo ma anche di polo rassicurante) sono indispensabili perché la crescita avvenga in modo corretto. 

Il periodo sensibile è una fase della vita in cui il soggetto è più ricettivo alla conoscenza di nuove situazioni; durante i periodi sensibili, le competenze comportamentali e psichiche diventano via via più complesse e si perfezionano. Le esperienze realizzate in questo tempo inducono un apprendimento facilitato e che dura a lungo.

Il periodo di socializzazione inizia intorno alla fine della seconda settimana di vita del gattino e si conclude tra la settima e la nona settimana di vita. Per socializzazione si intende la conoscenza della propria specie e di altre che sono presenti nell’ambiente di vita come le persone, i cani, i conigli e così via. Il gattino deve imparare a comunicare con gli “altri “così da poter interagire e “fare amicizia”.

Per favorire la conoscenza con gli esseri umani, sembra sia importante iniziare molto prima della nascita del piccolo: accarezzare dolcemente l’addome della gatta gravida è la prima esperienza di contatto. Dopo la nascita, i gattini devono essere manipolati e coccolati quando sono svegli e con il “consenso” di mamma. Infatti, qualora la gatta fosse impaurita o preoccupata, il contatto trasmetterebbe emozioni negative lasciando una traccia indelebile nel ricordo dei piccoli.

L’interazione con più tipologie di persone (uomini, donne, bambini) permette al gattino di aumentare le proprie conoscenze. Il contatto con gli esseri umani deve proseguire anche dopo l’adozione, altrimenti il gatto, una volta diventato adulto, avrà, per esempio, paura degli ospiti nascondendosi al loro arrivo. Poiché la vita in appartamento è abbastanza monotona, l’arrivo di un estraneo costituisce un evento degno di nota ed è un peccato che il piccolo felino non possa viverlo appieno.

Anche la socializzazione con gli altri gatti può essere “allenata” con la crescita così che l’animale possa avere una “cerchia di amici” con cui svolgere delle attività. I piccoli felini che hanno accesso all’ambiente esterno creano associazioni preferenziali con qualche gatto (sembra uno o due al massimo) con cui si ritrovano, giocano, fanno scorribande e così via.

Nel caso in cui il piccolo felino non abbia accesso all’ambiente esterno, è possibile mantenere viva la capacità di comunicare con gli altri gatti realizzando incontri con i fratellini e le sorelline della stessa cucciolata o con altri gatti presso strutture come l’asilo o la pensione casalinga. È importante sottolineare che gli incontri devono
essere supervisionati da personale competente, avvenire in sicurezza e in modo progressivo. Poiché l’interazione con i propri simili può favorire la trasmissione di parassiti e malattie, è necessario rivolgersi prima dell’incontro al Medico Veterinario curante per accertarsi dello stato di salute dei gatti.

Autore:

Sabrina Giussani
Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale
Diplomato Medico Veterinario Comportamentalista ENVF
Master in Etologia applicata e Benessere animale

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